La Valle d’Aosta ha una tradizione carnevalesca tra le più variegate e suggestive d’Italia. Ancora più sorprendente questa varietà, quando si pensa che parliamo di una Regione piuttosto piccola. Ciononostante, le leggende e le tradizioni legate al periodo del Carnevale variano davvero moltissimo a seconda delle zone che visitiamo.
Ne prenderemo in esame solo alcune, quelle che ci sono più care.

La Dama Bianca e Gargantua

Nella Valtournenche, a Cervinia, tutti conoscono la storia della Dama Bianca e Gargantua. Si tratta di un carnevale minore, ma molto suggestivo, che vede il suo apice nel ballo Rouge et Noir, dove tutti gli invitati devono vestire in rosso e nero
La leggenda racconta che nel villaggio del Breuil, nella Valtournenche, vivesse una bellissima ragazza. Un giorno il gigante Gargantua, mentre attraversava la valle con la sua slitta, la vide e se ne innamorò. La portò via e la nascose tra le montagne.
Gli abitanti della Valle non si persero d’animo, e con l’aiuto dei Conti di Challant proseguirono le ricerche finché non convinsero il Gigante a restituire la bella. Ogni anno si festeggia il momento in cui Gargantua riconsegna la Dama Bianca ai suoi compaesani e ai Conti di Challant, e la festa culmina con il ballo di cui sopra.

 

 

“Vive Introd et Madame de Challant”

Anche a Verrès il carnevale è legato alla famiglia dei Conti di Challant.
Si tratta di una vera e propria rievocazione storica legata alla figura di Caterina di Challant, figlia del Conte e molto amata dal popolo. Si racconta che durante un’occasione ufficiale, ella avrebbe lasciato il fianco del marito per unirsi alle danze popolari.

Ancora oggi si rivive quell’episodio, ogni sabato di Carnevale: Caterina e il suo sposo, alla luce suggestiva delle fiaccole, col loro seguito riccamente abbigliato, sceglie un popolano con cui aprire le danze, al grido di “Vive Introd et Madame de Challant”.

(foto by Enrico Romanzi)

 

Le maschere inquietanti della Coumba Freida

Uno dei carnevali più suggestivi è sicuramente quello detto della Coumba Freida. I costumi e le maschere sono coloratissimi e particolari. È legato all’invasione di Napoleone nel 1800. Infatti i costumi e le maschere, in realtà un po’ inquietanti, ricordano le uniformi napoleoniche. Si tratta di abiti interamente realizzati a mano e ornati di perline e specchietti che tengono lontani gli spiriti maligni.
Anche le maschere, che un tempo erano di legno scolpito e dipinto, e gli oggetti che i partecipanti portano in mano, come ornamenti fatti di crine di cavallo o arricchiti con campanelli, sarebbero strumenti finalizzati a scacciare il male.

Le maschere hanno libero accesso alle case e tutte le famiglie devono offrire loro da bere e da mangiare.

(foto by Archivio Turismo)

 

Il Diavolo sul ponte

A Pont-Saint-Martin invece si brucia il fantoccio del diavolo legato alla leggenda dell’antico ponte romano ancora oggi visibile. Si racconta che San Martino riuscì a ingannare Belzebù convincendolo a costruire il ponte, per poi non pagare il prezzo pattuito.
Durante tutti i giorni del Carnevale, il Diavolo se ne va in giro a creare scompiglio, evocando le sue legioni infernali e insidiando le Dame, ma quando arriva Martedì grasso avviene la sua disfatta: il fantoccio con le sue fattezze viene impiccato e bruciato sotto l’arcata del ponte.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>