Il gipeto in Italia era estinto, ora è tornato.

AOSTA

L’occhio lo tradisce, per il resto non ha l’aspetto dell’avvoltoio, non come lo immagini, è piuttosto un rapace gigantesco. Grande quasi quanto un condor (sfiora i tre metri di apertura alare), la coda a ventaglio, le zampe avvolte da un piumaggio che sembra abbia dei dopo sci e il collo ricco di penne, non glabro come gli avvoltoi. Eppure lo è, il gipeto, e ha anche specificato «degli agnelli», come fosse un predatore di cuccioli lanosi. In realtà le greggi le segue, non è un predatore, ma uno spazzino che si ciba di ossi. Era estinto sulle nostre Alpi. L’ultimo lo hanno condannato a morte con fucilazione nel 1913, a Rhêmes, in Valle d’Aosta. Dalla fine degli Anni 80 chi lo ha estinto, l’uomo, lo ha fatto «rivivere». Sono state lanciate copie con un programma europeo di ripopolamento delle Alpi. E ora, il gipeto soprannominato «spaccaossa» è tornato e si riproduce.

E proprio a Rhêmes è nato due mesi fa uno dei tre pulcini che inducono a pensare a un quasi miracolo della natura. Il Gran Paradiso, il Parco e le sue valli attigue, sono diventate un regno sicuro per il condor delle Alpi. Gli altri due pulcini sono nati a Cogne, in Valnontey, quella del giardino botanico «Paradisia», e in Valsavarenche. Luoghi tenuti segreti. A Cogne nell’area di cova quest’inverno il Parco ha proibito le arrampicate su ghiaccio: su quelle rocce verticali il gipeto ha intrecciato rami di larice e abete per costruire il grande nido. E lì è nata «Vera», battezzata così dalle guardie del Parco perché «quell’uovo che si è schiuso è un vero miracolo».

La verticalità mette distanza tra pulcino e predatori. Poi c’è l’uomo che li guarda a vista: le guardie del Parco a Cogne e Valsavarenche e i Forestali a Rhêmes. Qui i pigri genitori hanno colonizzato un nido d’aquila. Lavoro già fatto su una parete piena di anfratti e riseghe così nette da sembrare tagliate con l’accetta. È una roccia che forestali e guardie del Parco chiamano «il condominio delle aquile», per la presenza di diversi nidi. Ora c’è anche il gipeto che potrebbe essere chiamato «degli stambecchi» perché nel Parco non segue agnelli ma questo «re» dalle grandi corna che ha rischiato l’estinzione proprio come l’avvoltoio.

Ora gli uomini in divisa tengono le dita incrociate perché i pulcini hanno mortalità elevata e di qui al loro primo volo devono ancora passare due mesi. Il pericolo maggiore è l’abbandono del nido da parte dei due genitori. L’altro è che il primo volo possa essere fatale. Martino Nicolino, da 35 anni guardaparco, è diventato il custode di questi avvoltoi dalla fine degli Anni 80. Li ha fotografati da due chilometri di distanza, proprio per evitare il disturbo. «Ho anche avuto la fortuna – ricorda- di riuscire a filmare l’involo di un pulcino a Valsavarenche». Li ha visti nascere tutti, fin dal 2011 quando Siel (Cielo), primo nato, non riuscì però a sopravvivere. «Tre nascite in un anno è davvero un evento eccezionale. Ci sono zone in cui il gipeto non è ancora riuscito a riprodursi. Qui trova abbondanza di cibo e pareti ideali per nidificare».

ENRICO MARTINET

fonte LaStampa.it

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