Percorrendo la Via delle Gallie, una delle méte più suggestive in cui ci si imbatte è il Forte di Bard. La strada che attraversa il borgo ripercorre esattamente l’antico percorso della Via, della quale si possono scorgere alcuni tratti.  A sud di Bard, lungo la 55 26 si può vedere un tratto di grandi dimensioni della sede viaria. Il passaggio è tagliato nella roccia viva e costeggia la sponda destra di un piccolo torrente, attraversato dai blocchi di pietra di un ponte romano.
Anche procedendo verso il promontorio del Forte sono visibili creste di roccia tagliata per permettere il passaggio della via romana, enormi blocchi di pietra squadrati e accostati per sorreggere la strada.

Sorto da un presidio risalente al VI secolo, il Forte di Bard, posto sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard, in virtù della sua eccezionale posizione strategica, fu ambito fin dal Medioevo come fortezza e presidio. Occupato dalla signoria feudale dei Bard, e in seguito dai Savoia, venne raso al suolo da Napoleone Bonaparte, irritato dalla resistenza dimostrata dai suoi occupanti durante l’assedio.  Fu interamente riedificato nel XIX secolo per volontà di Casa Savoia.
Dopo un lungo e accurato restauro è stato aperto ai visitatori nel 2006.
Ospita esposizioni di arte antica, moderna, contemporanea e di fotografia, oltre a tre percorsi permanenti: Il museo delle Alpi, Alpi dei ragazzi e Le prigioni.
Durante l’estate è teatro di spettacolo e rappresentazioni musicali.

Oltre alla storia classica vogliamo condividere con voi questo aneddoto tramandato nella nostra famiglia. Uno zio di nostro padre, che per molti anni fu sacerdote a Bard, ci raccontò questa versione affascinante della presa del Forte da parte dell’armata di Napoleone.
Pare che l’esercito, per espugnare il Forte ed entrare nel borgo di Bard senza farsi accorgere, avvolse gli zoccoli dei cavalli e degli animali da soma in pezze di stoffa imbottite di paglia.
Ancora oggi sui muri di alcune case del borgo si vedono i buchi delle pallottole di fucile sparate contro l’esercito napoleonico. Non so quanto sia vero e quanto sia frutto di storie arricchite da elementi di fantasia dai popolani durante le lunghe sere invernali

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